L'angolo della Poesia

 

 

Gaio Valerio Catullo

 

Vivamus, mea Lesbia atque amemus

 

Vivamus, mea Lesbia, atque amemus,

rumoresque senum severiorum

omnes unius aestimemus assis.

Soles occidere et redire possunt:

nobis cum semel occidit brevis lux,

nox est perpetua una dormienda.

Da mi basia mille, deinde centum,

dein mille altera, dein secunda centum,

deinde usque altera mille, deinde centum.

Dein, cum milia multa fecerimus,

conturbabimus illa, ne sciamus,

aut nequis malus invidere possit,

cum tantum sciat esse basiorum.

 
 
     

Viviamo e amiamo, Lesbia mia,

e non diamo peso

al mormorare dei vecchi così severi.

Il sole, i giorni tramontano e risorgono

ma per noi, una volta che la breve luce si spegne,

sola resta una notte infinita nel sonno.

Dammi mille baci, e poi cento

poi altri mille, e poi altri cento

poi ancora mille, poi cento.

Poi, quando saremo arrivati a molte migliaia

ne imbroglieremo il numero, per perderne conoscenza

o perché non ci sia un perfido a gettarci il malocchio,

una volta saputo che i baci sono così tanti.

 

Antologia della poesia latina

Traduzione di Emanuela Andreoni Fontecedro

I Meridiani

Mondadori

Edizione 1993

     

Vita e amore a noi due Lesbia mia

E ogni acida censura di vecchi

Come un soldo bucato gettiamo via.

Il sole che muore rinascerà

Ma questa luce nostra fuggitiva

Una volta abbattuta, dormiremo

Una totale notte senza fine.

Dammi baci cento baci mille baci

E ancora baci cento baci mille baci!

Le miriadi dei nostri baci

Tante saranno che dovremo poi

Per non cadere nelle malìe

Di un invidioso che sappia troppo,

perderne il conto scordare tutto.

 

Catullo

Le poesie

Versione di Guido Ceronetti

Einaudi

Gli struzzi

N. 37

Edizione 1969

     

Viviamo, o Lesbia mia, viviamo e amiamo

e i brontolii dei troppo arcigni vecchi

tutti contiamoli un quattrino solo.

Il sole se tramonta può tornare;

ma noi, poi che la breve luce cadde,

dobbiam dormire una perpetua notte.

Oh mille baci dammi e quindi cento,

ed altri mille e poi di nuovo cento,

quindi mille altri ancora e ancora cento:

e quando molte mila ne avrem fatti,

li mischieremo, sì da non saperli,

o che nessun malvagio n’abbia invidia,

quando egli sappia che son tanti baci.

 

Gaio Valerio Catullo

Carmi

Traduzione di Carlo Saggio

Biblioteca Universale Rizzoli

Numero 89-90

Rizzoli Editore

Ediz. 1966

 

 

     

Viviamo, Lesbia mia, e amiamo,

e le severe critiche dei vecchi

tutte insieme come un soldo gettiam via.

Gli astri cadere possono e risorgere:

a noi caduta questa breve luce

unica eterna notte da dormire resta.

Mille baci dammi ed altri cento

poi altri mille ed altri cento ancora

e fino a mille ancora e quindi cento

e quando molte mila ne avrem fatte

noi li confonderemo per non saperne il conto

e nessun maligno mai potrà invidiarci

sapendo quanti baci siano infine.

 

Gaio Valerio Catullo

Vivamus mea Lesbia atque amemus

Traduzione di RebusPierre

Manoscritti inediti

 

 

 

I precedenti

     *    Dickinson - Se tu dovessi arrivare d'Autunno

     *    Saffo - trad. di Ugo Foscolo - Quei parmi in cielo

     *    Salvatore Di Giacomo - Na tavernella

     *    Platone - Ed era, la sua, voce di canto

 

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