La proposta di Agosto

 

 

Nahal Tajadod

   

Passaporto all'iraniana

 
 

Un libro che scorre leggero presentandoci un paese, l'Iran, come forse non l'immaginiamo. Visto dall'interno, dal punto di vista della protagonista, che si destreggia tra burocrazia e formalismi comportamentali, riti sociali e interpersonali per ottenere, che cosa? Il rinnovo del passaporto! Vediamo così succedersi una teoria di personaggi, interessati e interessanti,  che si offrono di aiutare la protagonista e la trascinano in un vortice surreale, che, però, è assolutamente concreto e presente nella odierna Teheran.

Una lettura piacevole che esce dagli schemi del presente occidentale e dall'immaginario che abbiamo di un paese importante e millenario.

        

PASSAPORTO ALL'IRANIANA

(Passeport à l'iranienne)

Nahal Tajadod

traduzione di Camilla Testi

Einaudi

i Coralli

pag. 246

Ediz. 2008

 

 

 

 

L'inizio del racconto

Sono nata qui, conosco Teheran, ho dei parenti e degli amici in questa città. Presto dovrò ripartire per Parigi, dove vivo. Il mio biglietto di ritorno, con Iran Air, è pronto. Solo una piccola preoccupazione, un'inezia: devo rinnovare il passaporto.

Ci sono abituata. Di solito, ci vogliono tre giorni. Ho dieci giorni davanti a me, più del necessario.

Per rinnovare il passaporto occorrono, fra gli altri documenti, delle foto d'identità islamiche: niente capelli che escano dal foulard, niente trucco visibile, niente sorriso. Bisogna, insomma, offrire il ritratto di una donna che fissa direttamente l'obiettivo ma a cui non è permesso, nella vita quotidiana, guardare negli occhi l'interlocutore se è un uomo.

Per comporre la foto - perché si tratta di una composizione e non di un'istantanea - devo trovare a ogni costo un fotografo professionista. Sono abituati a questo genere di prestazioni: dispongono tutti di spessi foulard a tinta unita, di una lozione struccante per occhi e labbra, di una lunga tunica con il collo abbottonato e chiuso, insomma di tutto l'armamentario indispensabile per trasformare una donna normale - non importa se ha i capelli lunghi o corti, un trucco pesante o leggero, se indossa un vestito di stoffa disegnata o jeans e maglietta - in una donna islamica.

L'aspetto esteriore della donna islamica è stato studiato con cura. Ha un senso preciso: il velo che le copre la testa rappresenta il sangue dei martiri versato durante la guerra Iran-Iraq - oltre un milione di morti da parte iraniana - e i bottoni del colletto, che le stringono la gola e la soffocano un po', sono un'allusione all'onore sano e salvo del marito o del fratello, per la semplice e buona ragione che impediscono di vedere la sua carne di donna.

 

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