La proposta di Gennaio

 

 

Simonetta Agnello Hornby

   

La mennulara

 
 

A Roccacolomba, in Sicilia, il 23 settembre 1963, muore Maria Rosalia Inzerillo, detta "la Mennulara".

Il funerale, le volontà, le lettere postume, le reazioni dell'intero paese si snodano aggiungendo una tessera dopo l'altra fino a comporre l'intero quadro di una vita.

Si svela, a poco a poco, l'intera esistenza di colei che, nata poverissima, entra a servizio della famiglia Alfallipe e ne diventa attenta amministratrice dell'intero patrimonio.

Si scopre lentamente la realtà di una vita e di una terra, tra commenti, pettegolezzi, pianti e ricordi delle persone che la hanno conosciuta, amata e odiata.

Realtà isolana, come quella di Salvatore Niffoi, che dipinge colori e sapori di quella terra, usi e costumi, abitudini che diventano una seconda pelle che non muta con il ricambio naturale.

Un libro che vale la pena di leggere.

        

LA MENNULARA

Simonetta Agnello Hornby

Giangiacomo Feltrinelli Editore

Universale Economica Feltrinelli

Numero 1794

Ediz. 2009

 

Pag. 208

 

 

 

 

 

 

 

L'inizio del romanzo

Il dottor Mendicò improvvisamente si sentì stanchissimo, con le gambe indolenzite e le braccia formicolanti. Era rimasto nella stessa posizione per più di un'ora, le mani della Mennulara strette fra le sue, accarezzandole le dita con un movimento circolare e delicato, incessante. Sollevò la mano destra, lasciando a palma aperta sul lenzuolo la sinistra, su cui poggiavano quelle ancora tiepide della defunta.

Era un momento solenne, che conosceva bene e sempre lo emozionava, l'ultimo compito di un medico sconfitto dalla morte. Le chiuse le palpebre delicatamente. Poi le rassettò le mani intrecciandole le dita, gliele pose con cura sullo sterno, riordinò il lenzuolo tirandolo su fino a coprirle le spalle e finalmente si alzò per comunicare agli Alfallipe la morte della Mennulara.

Rimase con loro quanto necessario, diede a Gianni Alfallipe la busta contenente le ultime volontà della defunta e scese in fretta le scale della palazzina, incrociando le vicine che salivano per le scale a condolersi. Si era sentito soffocare in quella casa; appena uscito dal portone prese a camminare a piccoli passi lenti, respirando a pieni polmoni l'aria ancora fresca della mattina. La via misurava appena poche decine di metri, ma sembrava più lunga in quanto stretta e piena d'angoli creati dagli edifici a due o tre piani che nei secoli si erano moltiplicati a caso, accatastandosi l'uno sull'altro e inglobando le costruzioni originarie fino a formare quasi due muraglie contigue e irregolari, interrotte soltanto da due archi che le traforavano come una galleria e attraverso i quali passava e si snodava fino a valle una delle tante scalinate che formavano la principale rete urbana di Roccacolomba, un tipico paese dell'entroterra aggrappato alle coste della montagna.

Il dottor Mendicò si sovvenne tutto a un tratto di non aver intrecciato un rosario attorno alle dita della morta, come si soleva fare. Con la memoria rivisitò la stanza della Mennulara per rendersi conto della propria omissione. Era una stanzetta particolarmente spoglia. C'era soltanto lo stretto necessario: il letto, una sedia, l'armadio, una lampada e una radio sul comodino, un tavolo stretto che fungeva da scrivania, dove erano posate in perfetto ordine, su un vassoietto di metallo, penne, matite e una grossa gomma per cancellare. Sullo scaffale c'erano due fotografie dei nipoti e una piuttosto sbiadita che ritraeva i genitori, alcuni quaderni e qualche libro. Le pareti erano nude, a parte una riproduzione della Madonna col bambino del Ferretti, al capezzale. Mancavano, in quella stanza, il tocco femminile e l'elemento religioso: la farragine d'immagini sacre, statuette della Madonna e di santi locali, bottigline piene di acque benedette portate da paesi lontani, che si ammassano sui comodini delle donne; mancava perfino un rosario. Nonostante ciò, la camera da letto della Mennulara gli aveva dato la netta sensazione di essere permeata da una religiosità profonda, quasi monastica.

La striscia di cielo ritagliata dai tetti aguzzi e irregolari delle case era luminosissima, appena azzurra, quasi abbagliante. Il dottore si fermò, tirò un gran respiro e puntò gli occhi in alto, restando a fissare intensamente il cielo. "Chissà dove sarà volata la sua anima, che Dio le dia pace," disse a bassa voce, poi riprese il cammino e imboccò la scala che scendeva verso casa sua. La campana del monastero batteva le undici. Il dottor Mendicò calcolò che prima del pranzo avrebbe avuto il tempo di fare le telefonate necessarie, prendere un caffè e farsi una passeggiata: aveva bisogno di stare solo a pensare. "Neanche un medico vecchio come me si abitua alla morte," mormorò tra sé mentre suonava il campanello di casa.

 

 
 

I precedenti

    *    Laura Laurenzi - Liberi di amare

    *    Lois McMaster Bujold - Gravità zero

    *    Amin Maalouf - Col fucile del console d'Inghilterra

    *    Salvatore Niffoi - Ritorno a Baraule

    *    Nahal Tajadod - Passaporto all'iraniana

 

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