La proposta di Marzo

 

 

Andrea Camilleri

   

Il birraio di Preston

 
 

Camilleri non è solo "Il commissario Montalbano", direi anzi che sono molto più freschi e godibili i ritratti siciliani che escono da altre sue opere, forse meno conosciute, ma assolutamente convincenti.

Il birraio di Preston è sicuramente una di queste, in cui le vicende prendono spunto da un fatto di cronaca storica, l'inaugurazione del teatro di Caltanissetta con una sconosciuta opera lirica, voluta dal prefetto della città, il toscano Bortuzzi: appunto "Il birraio di Preston".

Intrighi, complotti, pettegolezzi, caroselli vorticosi e rutilanti si susseguono nella Sicilia di Camilleri, senza sosta fino alla fine del romanzo.

Come in altre opere dello stesso autore, ad es. "La scomparsa di Patò", altro godibilissimo intreccio alla siciliana, la vicenda si snoda seguendo un intreccio quasi poliziesco, pretesto per affrescare il vivere della provincia isolana.

        

IL BIRRAIO DI PRESTON

Andrea Camilleri

Sellerio editore Palermo

La memoria

Numero 331

Ediz. 1997

Pag. 232

In copertina: Dirck Jacobsz, La società del tiro a segno di Amsterdam

 

 

 

L'inizio del romanzo

 

Era una notte che faceva spavento, veramente scantusa. Il non ancora decino Gerd Hoffer, ad una truniata più scatasciante delle altre, che fece trimoliare i vetri delle finestre, si arrisbigliò con un salto, accorgendosi, nello stesso momento, che irresistibilmente gli scappava. Era storia vecchia, questa scappatina di pipì: i medici avevano diagnosticato che il picciliddro era lento d'incascio, cioè di reni, fin dalla nascita e che quindi era naturale che si liberasse a letto. Ma il padre, l'ingegnere minerario Fridolin Hoffer, da quell'orecchio mai aveva voluto sentirci, non si dava pace d'aver messo al mondo un figlio tedesco di scarto, e quindi sosteneva che non si trattava di cure ma di kantiana educazione della volontà, per cui ogni mattina che Dio mandava in terra si metteva a ispezionare, sollevando coperta o lenzuolo a secondo di stascione, il letto del figlio e, infilata la mano inquisitoria, al subito immancabile vagnaticcio reagiva con una potente timbulata al bambino la cui guancia colpita a vista d'occhio pigliava a gonfiarsi come un muffoletto di pane ad opera di lievito di birra. Per evitare la matutina punizione paterna magari questa volta, Gerd si susì allo scuro illuminato dai lampi e principiò un'incerta camminata verso il retrè mentre il cuore gli ballava per lo scanto dei pericoli e degli agguati che quel notturno viaggio comportava: una volta una lucertola gli era acchianata su per le gambe e un'altra volta uno scrafaglio si era lasciato schiacciare dal suo piede nudo con un rumore acquoso che ancora al pensiero gli si rivotava lo stomaco.

Arrivato al cesso, arrotolata sulla pancia la camicia da notte, principiò a fare acqua. E intanto taliava, come d'abitudine, dalla finestra bassa, verso Vigàta e il suo mare, distanti da Montelusa qualche chilometro. Si emozionava se sulla lontana distesa d'acqua si addunava della debole luce di una lampàra ad acetilene di una qualche paranza spersa, allora di botto dentro la testa gli scattava come una musica, un affollarsi di sensazioni che non sapeva come dire, rare parole gli si affacciavano e sparluccicavano come stelle in un cielo nìvuro. Gli veniva la sudarella, e tornato a letto, non riusciva più a serrare occhio, si votava e si rivotava, fino a quando il lenzuolo diventava una specie di corda che l'impiccava. Da lì a qualche anno sarebbe diventato poeta e scrittore, ma ancora non lo sapeva.

 

 

 
 

I precedenti

    *    Pef - L'amore di Bernardo

    *    Simonetta Agnello Hornby - La mennulara

    *    Laura Laurenzi - Liberi di amare

    *    Lois McMaster Bujold - Gravità zero

    *    Amin Maalouf - Col fucile del console d'Inghilterra

    *    Salvatore Niffoi - Ritorno a Baraule

    *    Nahal Tajadod - Passaporto all'iraniana

 

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